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Scoprire la qualità al primo assaggio

La maggior parte del vino in commercio certamente non è di gran qualità e questo è un dato statistico. Almeno il 70% delle etichette ha un prezzo inferiore ai 4 euro a bottiglia e questo certamente non depone a favore della qualità stessa. Ma la domanda è: abbiamo gli strumenti, le capacità per capirlo, per riconoscerlo, quando è di “qualità”? Vediamo allora come si assaggia e giudica un vino cioè, quando versiamo il nostro vino nel calice, cosa dobbiamo fare per capire se è un buon vino? Intanto, utilizziamo sempre un calice da vino e non un bicchiere qualsiasi, è l’unico strumento adatto. Poi dobbiamo fare una premessa: se è sacrosanto giudicare un vino in base al proprio gusto personale (ovvero, Mi Piace o Non Mi Piace) è altrettanto vero che sarebbe auspicabile riuscire prima a giudicarlo anche in maniera oggettiva, ovvero: non è il mio vino preferito, ma è fatto bene, è di qualità (oppure non lo è). Inoltre, teniamo conto che lo dobbiamo degustare alla corretta temperatura di servizio.

Successivamente, abbiamo 3 livelli di analisi: la parte visiva, olfattiva e gustativa. Allo sguardo, il vino non deve essere troppo trasparente? e dall’aspetto apparentemente “annacquato”: questi non sono segni di qualità. Ovviamente stiamo attenti al tipo di vino: un Chiaretto oppure un Bardolino del lago di Garda sono, di natura, abbastanza “scarichi” di colore, ma nella media, questo non si riscontra. Inoltre, anche la tonalità di colore può essere un buon indicatore di qualità: non comprate vini “vecchi”, scontati a pochi euro. Il vino rosso può virare il suo colore verso il granato (o addirittura l’aranciato), ma solo se è di annate particolarmente vecchie, o meglio correttamente invecchiate, quindi se avete nel calice l’ultima vendemmia, ma il vino ha il colore appena descritto, c’è qualcosa che non va. Un vino giovane (ultima o penultima vendemmia disponibile), nella media, deve essere un rosso rubino, vivo, brillante. Per i vini bianchi vale lo stesso discorso, tenendo conto che il vino bianco giovane (ultima annata disponibile), sarà giallo verdolino o paglierino: raramente, troverete vini bianchi da invecchiamento (e ve ne accorgete perché vi hanno svuotato il portafogli) e questi avranno tonalità più cariche, mature, verso il giallo dorato o addirittura ambrato. Quindi se un vino giovane ha queste tonalità, c’è qualcosa che non va. Ultimo aspetto, la torbidità: nella maggior parte dei casi il vino deve essere limpido, ma se avete la fortuna di imbattervi in un vino artigianale, magari prodotto con metodi “naturali”, ecco che la filtrazione sarà minima o inesistente, quindi il vino sarà torbido si, ma molto buono. E poi l’analisi olfattiva: ricordate che i vini vanno sempre odorati e quando sono di bassa qualità (oppure se sono difettati), possono anche puzzare! Magari di aceto, di uova marce, di muffa oppure di altri odori dei quali vi accorgete senza dubbio! Però bisogna anche qui fare un distinguo: i vini industriali, che troviamo nelle confezioni di tetrapack oppure nelle bottiglie di plastica, etc. sono dei vini spesso “puliti” dal punto di vista sensoriale, non profumano, magari, ma certo non puzzano oppure non sono cattivi al gusto, infatti spesso vengono pastorizzati proprio per essere stabilizzati e non subire degenerazioni sgradevoli nel corso della loro breve vita. Veniamo all’assaggio: anche qui si possono avere, a volte, delle sensazioni gustative parecchio sgradevoli, possiamo però dire che la caratteristica che emerge su tutte è la loro spiccata acidità che si avverte subito in bocca, che prevale su tutto il resto e che, in qualche modo, rende tutti uguali questi vini economici e di bassa qualità, siano essi bianchi o rossi oppure spumanti.

Fate attenzione alle vostre sensazioni. Cercate al palato la piacevolezza, il garbo, l’equilibrio. Deglutite, respirate e fate attenzione al retrogusto, dopo aver ingerito il vino, se è piacevole, gradevole oppure no. Ancora aspetti pratici: in qualsiasi tipologia di vino (esclusi gli spumanti e i vini frizzanti) dove si avverta un certo pizzicorio in bocca, esattamente sulla lingua, è probabile che ci sia qualche problema: potrebbe essere che abbia subìto una seconda fermentazione in bottiglia oppure che ci sia un eccesso di qualche solfito. Altro elemento importante, forse un po’ più da esperti e che si avverte, sempre al gusto, ma anche all’olfatto di un vino di bassa qualità è il suo essere sempre uguale, ovvero non evolversi, non cambiare col passare dei minuti, al contatto con l’ossigeno, nel calice, ovvero durante la sua ossigenazione. Infatti, una delle cose più belle di un vino di qualità è che ci regala emozioni, via via diverse e mutanti, col passare dei minuti, all’interno del nostro calice; quella che viene definita complessità. Si realizzano delle reazioni chimiche nel vino (a contatto con l’ossigeno), che modificano in continuazione i profumi e i sapori! E’ questo il bello! E vi assicuro che i vini di bassa qualità tutto questo non possono regalarcelo… Quindi, riassumendo, il vino di qualità deve essere, di base, equilibrato, bilanciato, non dovete avere sensazioni troppo discordanti, dovete percepire una certa piacevolezza complessiva. Sentire in maniera esagerata l’alcol, oppure l’acidità, oppure la sensazione tannica, di astringenza, non è mai un sintomo di qualità. Nulla deve emergere in senso estremamente spiccato o addirittura univoco: la parola chiave è, ripeto, “equilibrio”. Infine, l’aspetto più suggestivo: il ricordo di questo vino vi è piaciuto, avete voglia di un altro sorso oppure di ricomprarlo? Rispondete a questa semplice domanda e troverete una via al “vino buono”, al vino di qualità, senza indugio. E poi, godetevelo in compagnia!