La diversità dei vini della Valle d’Aosta

Una regione diversa per storia, tradizioni, territorio ed enogastronomia. In Valle d’Aosta la viticoltura è eroica, basata su un intreccio pedoclimatico con pochi uguali e su un patrimonio ampelografico unico e antico, elemento essenziale di una produzione limitata ma inconfondibile. Di sicuro non omologabile.

Una breve storia

La Valle d’Aosta è una terra di vigneron veri, che coltivano fazzoletti di vigna in zone difficile, a volte estreme, dove la viticoltura è eroica. Qui si fa vino dal 1494, nelle epoche medievali e rinascimentali. Dalla seconda metà del XIX secolo, oidio e fillossera devastarono le vigne fino alle soglie della I Guerra Mondiale. La rinascita è partita dal 1951 con la fondazione Ecole Pratique d’Agriculture, che oggi ha portato i suoi frutti. Giovani vignaioli, consapevoli e appassionati, recuperano vitigni tradizionali e hanno dato vita a un vero rinascimento enologico in grado di stupire.

Il clima e il territorio

Il clima della Valle d’Aosta è continentale e aspro, con inverni lunghi e rigidi, frequenti gelate primaverili, estati calde con soleggiamento inteso ma condizionato dall’esposizione e dall’orografia del vigneto. I terreni sono di natura granitica a Morgex e poco fertili a Donnas e ad Arnad-Montjovet, dove la vite è coltivata su terrazze e spesso affonda le radici nelle fessure della roccia madre, si alternano a giaciture più sciolte, in particolare nella Valle Centrale, con terreni a tessitura franco-sabbiosa, ricchi di scheletro, che s consentono un ideale drenaggio e un costante apporto di nutrimento. Ne beneficiano soprattutto i vitigni a bacca bianca, che spesso offrono ai vini un’intrigante mineralità e una raffinata interazione tra freschezza e sapidità.

I vitigni e i vini

I vitigni più coltivati in Valle d’Aosta sono in:

  • Petit Rouge: vendemmiato in ottobre, dà vini intensamente colorati, dotati di ottima struttura e discreta acidità, con prevalenti note di amarena, marasca e frutti a bacca nera, che possono evolvere per 2-5 anni;
  • Fumin: simile alla freisa, si esprime in un vino intensamente colorato, rustico e vigoroso, fruttato e con frequenti sfumature erbacee, con evoluti profumi di cuoio e sottobosco;
  • Vien de Nus: matura piuttosto tardivamente e offre vini rossi dotati di grande densità cromatica, vinosi e con intense sfumature di frutti a bacca rossa, mordidi e da bere giovani;
  • Cornalin: offre vini speziati e di media acidità, tannici e adatti all’invecchiamento;
  • Mayolet: si esprime in vini avvolgenti, caldi e di limitata acidità e, per questo, è spesso coltivato in posizioni meno soleggiate, utilizzato in prevalenza come complemento del petit rouge;
  • Prié Blanc: germoglia tardi per sfuggire alle gelate primaverili e matura presto, perchè la vendemmia deve anticipare le prime nevi autunnali. Vitigno versatile, che in questi ultimi anni ha dato interessanti versioni in Metodi Classici e Icewine, nei quali trasferisce freschezza e sapidità;
  • Petite Arvine: dà ottimi vini bianchi, minerali e longevi, in genere vinificati in acciaio, che dopo alcuni anni in bottiglia esprimono intensi profumi di agrumi dolci e miele e colpiscono per la lunga persistenza fresco-sapida;
  • Prëmetta: piccola uva autoctona per produrre vini delicatamente con lievi toni aranciati già in gioventù, speziati e appena freschi;
  • Nebbiolo: chiamato picotendro, in quanto un grappolo con peduncolo tenero e sottile, e ai consueti carattereri di complessità, struttura e tannicità che favoriscono la longevità, associa spiccate acidità e sapidità;
  • Moscato bianco: aromatico e un’accentuata acidità montana, rappresenta da sempre una delle eccellenze valdostane, tradizionalmente vinificato secco o dopo appassimento, quando dà vita a straordinari vini da dessert.

I VINI BIANCHI DELLA VALLE D'AOSTA

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Da una passione decennale per la Valle d’Aosta, nel 2015 nasce a Cogne la cantina Mont Rȇve. Una realtà costruita dal milanese d’origine, Mauro Manfredi, guidato dai saperi dei migliori viticoltori valdostani.
La dedizione dedicata ai suoi vigneti lo spinge a migliorarsi sempre nel desiderio di far conoscere le sue etichette.

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Le zone vitivinicole

In Valle d’Aosta le zone vinicole sono:
Alta Valle: è la zona con le vigne più alte e il confine della viticoltura davvero eroica. Qui nascono il Blanc de Morgex et de La Salle e Enfer d’Arvier: il primo è elaborato in purezza e offre un vino con riflessi verdolini, con sentori di agrumi, erbe aromatiche e fiori di sambuco, sottile ma vibrante in acidità e mineralità. Il secondo a base di petit rouge, con saldi di nus, mayolet e fumin, intenso e complesso;

Valle Centrale: inizia con il comune di Villeneuve e si estende fino a quello di Montjovet, circa 40 km più ad est. La viticoltura è qui possibile in parte anche su appezzamenti nell’Envers, rivolti a nord, ma posti in aree quasi pianeggianti. Qui si incontrano i più importanti vitigni autoctoni della regione, a partire dalla Prëmetta, che viene coltivata principalmente a Aymavilles, dove si ottiene il famoso vino rosso “Torrette”.

• Bassa Valle: da Montjovet e la gola di di Bard fino ai confini piemontesi di Carema. La valle, stretta e poco soleggiata, costringe a coltivare la vite sulle terrazze dei ripidi pendii soprattutto dell’adret, spesso su pergole sorrette dai pilùn, grossi pilastri in pietra. Ci si avvicina al Piemonte e si fa dominante la presenza del nebbiolo, che costituisce la base delle due sottodenominazioni Arnad- Montjovet e Donnas, dove i vini rossi di montagna, austeri e riservati, freschi e fruttati.

La gastronomia della Valle d’Aosta

La gastronomia della Valle d’Aosta è diversa per zone e climi, come i suoi vini. Crostini al lard di Arnad e Vien de Nus, jambon de Bosses e Prëmetta, carbonade con polenta ed Enfer d’Arvier, cotoletta valdostana e Fumin, trota di torrente alla griglia e Blanc de Morgex et de la Salle, zuppa alla valpellinese e un fresco Chardonnay della Valle Centrale, tegole aostane e Chambave Muscat, sono solo alcune suggestioni di una splendida simbiosi di cibi valdostani con i vini del territorio.

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